Testata: CremaOnline.
Di Stefano Zanini
Tra le opere più curiose del museo di Crema vi sono certamente le tele del ciclo macabro: 14 scheletri abbigliati a somiglianza e rappresentazione delle differenti classi sociali che dominavano la realtà dell’epoca in cui le opere vennero realizzate. Le raffigurazioni appartengono ad un filone artistico così raro ed effimero da aver suscitato l’interesse di Federico Pecchenini, docente presso la facoltà di design del politecnico di Milano. Pecchennini ha presentato le opere prima alla Torre di Londra nell’ambito di un convegno internazionale dal titolo Dress and paintings: clothing and textiles in art, e poi al museo di Crema mercoledì 11 febbraio presso la sala Pietro da Cemmo. Presente alla lectio magistralis fortemente voluta dall’Uni-Crema anche l’assessore Giorgio Cardile.
Uguali davanti alla morte
Il ciclo era originariamente collocato nel convento di San Bernardino degli Osservanti. Le tele, venivano poste ad adornare la navata della chiesa durante le celebrazioni del Triduo dei Morti, i tre giorni di preghiera nel periodo della Quaresima dedicati alla commemorazione dei defunti. “I macabri, simbolo della nostra uguaglianza davanti alla morte, erano abbigliati – spiega Pecchenini – seguendo la moda del momento a rappresentare la volontà di inserire la narrazione del memento mori nella quotidianità. Chiunque, entrando in chiesa, poteva constatare con sgomento la corrispondenza del proprio vestiario con quello delle tele appese ai pilastri”.
Triduo dei Morti
Quella del Triduo dei Morti è una pratica spiccatamente nostrana. Ha origine a Brescia, probabilmente in risposta al crescente numero di vittime causate dalla guerra di successione spagnola. Successivamente si diffonde nel bergamasco e nel cremasco, sviluppandosi maggiormente nell’area compresa tra le tre città. Tenendo conto della loro graduale scomparsa (intorno agli anni ‘20 dell’ottocento queste rappresentazioni cessano di essere prodotte) e della limitata diffusione geografica del rito cultuale, si può dire, con un certo grado di certezza, che le tele costituiscano un patrimonio preziosissimo per il territorio lombardo e nello specifico per Crema, che, ancora una volta, a dispetto delle proprie dimensioni, dimostra di essere una città di forte rilevanza culturale.
Una datazione certa
Dopo aver illustrato i principali esemplari dell’arte macabra come i quadri-scheletro della basilica di Gandino e quelli di Vincenzo Bonomini, Pecchenini (con dottorato di ricerca sulla storia del costume) si è concentrato sulla datazione del ciclo macabro cremasco. Se dell’autore, infatti, non si sa nulla, lo stesso non si può dire della data di esecuzione, oggi attestata, appunto, intorno al 1739 circa. Già la particolare collocazione temporale e geografica del Triduo dei Morti contribuiva ad inserire i quadri in un contesto storico ben preciso, ulteriormente definito dalla raffigurazioni delle vesti, così precisamente caratterizzate da fornire una datazione precisa delle opere. Escluso lo scheletro in veste di mendicante che rappresenta il gradino più basso della gerarchia, il ciclo macabro è suddiviso in tre grandi gruppi: autorità ecclesiastiche (prete, cardinale, vescovo,papa), potere civile (capitano, senatore, re, imperatore, doge) e civili (commerciante, nobiluomo, nobildonna, mercante di stoffe).
I civili
Slegati dalle dinamiche della politica e del clero che impongono un vestiario tradizionale, i civili seguivano le mode del momento e consentono di individuare una precisa datazione. Il taglio dell’abito del nobiluomo, la morbidezza e l’ampiezza delle vesti della nobildonna e, più di ogni cosa, la particolare lavorazione del tessuto sfoggiato dal mercante di stoffe, permettono di collocare le 14 tele tra il 1735 e il 1741. Studi recenti hanno, inoltre, permesso di ricollegare le opere a un passo dei dei diari di Bernardo Nicola Zucchi. Da questa cronaca sembra di capire che il triduo sia stato celebrato nella chiesa di san Bernardino a partire dal 1737, mentre le tele sono citate per la prima volta nel 1739. Al termine della presentazione, i partecipanti hanno potuto ammirare le tele esposte nelle sale del museo civico e prendere parte ad una breve visita guidata: una fortuna non a tutti concessa.
