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In numerosi alla lectio magistralis sulle tele macabre cremasche

Testata Il Nuovo Torrazzo

Testata: Il Nuovo Torrazzo.

Tantissimi i partecipanti al­la lectio magistralis organizzata da Uni-Crema, la Libera Uni­versità per l’età adulta, in col­laborazione con il Comune e il Museo Civico. L’iniziativa si è svolta nel pomeriggio di mer­coledì 11 febbraio, nella meravigliosa sala Pietro da Cemmo.

Il tema dell’incontro: le te­le macabre esposte al Museo di Crema. A parlarne il profes­ sor Federico Pecchenini, do­cente al Politecnico di Milano e recentemente invitato a Lon­dra a tenere una relazione sulle opere cremasche nel convegno Dress and painting: clothing and textiles in art.

La lezione è stata aperta dai saluti di Vincenzo Cappel­li, presidente di Uni-Crema, e di Giorgio Cardile, assessore a Cultura, Turismo e Politiche giovanili. Entrambi felici della presenza del docente e del nu­meroso e attento pubblico.

Pecchenini ha spiegato le te­le, offrendo anche il panorama storico-culturale del tempo del­la loro realizzazione. Ha ricor­dato che le opere in questione formano un ciclo di quattordi­ci dipinti e la loro collocazione originaria era presso la chiesa di San Bernardino, dove erano posizionate sui pilastri che se­parano le cappelle interne.

La commissione delle tele, ri­salenti al 1739 circa, è legata al triduo dei defunti, un rito che si diffonde all’inizio del 1700 nell’area delimitata dai territo­ri di Bergamo, Brescia e Crema. Come ha riferito il docente uni­versitario, la prima attestazio­ne di questa tradizione risale al 1716 nella chiesa San Giusep­pe a Brescia. “Non ne abbiamo una testimonianza fisica, ma da archivi” ha precisato.

Le tele realizzate per questo rito seguivano uno dei due fi­loni esistenti. Il primo che ve­de scheletri su fondo neutro e con un attributo (per esempio i cinque pannelli di Giovanni Radici, prima metà Settecento, custoditi nella Museo della ba­silica di Gandino). Il secondo filone, invece, prevede schele­tri vestiti di tutto punto e inseri­ti in uno sfondo architettonico o paesaggistico. “Entrambe le tradizioni convivono fino agli Anni Venti dell’Ottocento, quando scompare il rito” ha dichiarato.

Al secondo filone apparten­gono i sei pannelli di Vincenzo Bonomini in Santa Grata inter Vites, in Città Alta, e anche le quattordici tele cremasche, in cui vengono rappresentate tut­te le categorie sociali, rispet­tando il sistema gerarchico. Gli scheletri sono inseriti in ambientazioni non naturali e il relatore, illustrando le opere nel dettaglio, ha posto l’atten­zione sull’esattezza della mo­da dei tempi.

Al termine della lectio magistralis i presenti hanno potuto partecipare a una visita guidata al Museo Civico per ammirare da vicino le tele macabre.

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