Vai al contenuto
Home » Le Confessioni di sant’Agostino: un’autobiografia tutta speciale

Le Confessioni di sant’Agostino: un’autobiografia tutta speciale

Testata Il Nuovo Torrazzo

Testata: Il Nuovo Torrazzo.

Il vescovo Daniele ha aperto l’anno accademico con una lezione e la santa Messa. Ha presentato la celeberrima opera del vescovo di Ippona.

Di Giorgio Zucchelli.

È stato il vescovo monsignor Daniele Gianotti ad aprire l’anno accademico dell’Uni-Crema, l’università per l’età adulta, promossa dalla nostra diocesi. E ha parlato sul tema Sant’Agostino e le Confessioni: autobiografia come confessione della grazia di Dio. La lezione è avvenuta nella sala Alessandrini, lunedì alle ore 15, cui è seguita la celebrazione della santa Messa. Il saluto, oltre a don Pierluigi Ferrari direttore dei corsi, l’ha porto la signora Mattelloni, responsabile del settore ‘Autobiografie e biografie’: Di seguito, subito la lezione del vescovo. Sant’Agostino morì il 28 agosto 430, mentre i Vandali assediavano la sua città di Ippona nel Nord Africa. Nel 427 aveva messo mano alle Retractationes, cioè a riprendere tutti i suoi scritti per farne un catalogo ragionato che rimase tuttavia incompiuto. Rivide anche le sue Confessioni. Quando le aveva scritte? Nato a Vagaste nel 354 (la padre pagano
e madre cristiana (santa Monica), compì gli studi di retorica a Cartagine e poi venne ad insegnare in Italia. A 19 anni visse un’esperienza fondamentale: alla ricerca della sapienza, lo colpì la lettura dell’ Hortensius di Cicerone. Venne a far parte del movimento manicheo, ma poi si allontanò e trovò la verità a Milano quando ascoltò sant’Ambrogio. Nel 386 si convertì al Cristianesimo, nel 387 venne battezzato a Milano e ripartì per l’Africa, assieme alla mamma che morì a Ostia. Arrivato a Tagaste intendeva dedicarsi a una vita monastica. Ma a Ippona venne ordinato sacerdote, dietro indicazione del popolo. Poi, quando il vescovo Valerio fu al termine della sua vita, lo fece vescovo coadiutore nel 396. Le Confessioni sono opera di quegli anni. Ebbero un enorme influsso nel mondo cristiano. Ancora oggi è un testo pubblicato ovunque e molto letto. L’opera è composta in 13 libri. I primi nove contengono un racconto autobiografico. Il decimo legge la sua situazione del

suo tempo, gli ultimi tre sono una sorta di commento alle prime pagine della Genesi. La categoria della temporalità unifica di fatto tutto il testo. Le Confessioni sono un’autobiografia sui generis: sono una preghiera ininterrotta, infarcita di citazioni bibliche che ha Dio come interlocutore. Agostino parla a Dio del proprio itinerario spirituale, ma per edificare gli uomini. Nella letteratura greca l’io personale emergeva poco o nulla, così anche tra i romani. Solo nel mondo cristiano la persona raggiunge un forte valore e nel IV secolo abbiamo una gran fioritura
di autobiografie, tra cui appunto le Confessioni. Ma Agostino inserisce qualcosa di muovo: emerge un forte sentimento spirituale, l’io viene raggiunto nella sua interiorità più profonda. La sua opera non è tanto racconto di fatti quanto di affetti, di sentimenti: è la storia del suo cuore. Un’attenzione all’interiorità non come fine a se stessa, ma come scoperta della verità e di Dio stesso. Proprio nel fatto che presenta un modo nuovo la comprensione che l’uomo ha di sé, sta la grandezza delle Confessioni e la fortuna che hanno avuto.